Cascasse il Mondo | Giornale Online


Una voce fuori dal coro
21 aprile, 2008, 8:11 pm
Filed under: Economia

Comincia la partita del prossimo ministro dell’economia Giulio Tremonti.

Calcio d’inizio e subito si parte all’attacco. Intervenuto a Parigi in qualità di presidente dell’Aspen Institute Italia, non le manda a certo a dire e incalza Mario Draghi, governatore di Bankitalia s.p.a, intervenuto al G7, dove ha recentemente lanciato il suo piano (Financial Stability Forum) per il superamento della crisi che sta sconvolgendo i mercati finanziari dell’occidente benpensante. Piano che, tristemente,  ha raccolto il consenso del mondo dell’alta finanza internazionale.  “A occhio, sostiene il futuro inquilino di via XX settembre, è come un’aspirina data per una malattia più grave” si tratta infatti di “strumenti vecchi e fumosi” nonché “reticenti” in quanto Draghi “omette di parlare di nazionalizzazioni e aiuti di stato“.

Tremonti non nasconde tutte le sue perplessità sul pseudo programma di Draghi davanti agli economisti europei ed americani presenti alla riunione dell’ Aspen e rincara la dose:  “Verso un nuovo mondo non si può andare con idee e strumenti vecchi“. “C’è la consapevolezza di una crisi profonda non solo economica, ma anche sociale, con l’impoverimento del ceto medio, e fatta di tensioni geopolitiche“.

Proprio per questo le soluzioni contenute nel Financial Stability Forum appaiono drammaticamente insufficienti. “E’ un po’ come chiudere la porta dopo che sono scappati i buoi“. E continua “Non è poi un testo che si va a rileggere. Nelle sue conclusioni non troviamo mai la parola nazionalizzazione. Si omette così il passaggio più significativo. Dove si fa l’elenco degli strumenti da utilizzare si parla si iniezione di liquidità e altre cose fumose. Ma il rapporto è reticente sulla parola chiave ‘aiuti di stato’. Non si parla mai di ‘salvataggi’. E se un rapporto del genere non parla di cose reali, quali le nazionalizzazioni, che sono state fatte e si faranno ancora, ci troviamo di fronte a quel tipo di cultura, di tecnica, che non basta più per gestire cose che ad oggi sono cambiate.

Chiara e netta quindi la posizione del ministro in pectore. Urge un netto cambio di rotta, un bel giro di timone, cambiare l’approccio con il sistema economico dei mercati e partire alla ricerca di nuove vie. Niente mezzi termini perciò: Nazionalizzazioni, interventi drastici e reali per dare un netto giro di vite e contribuire al rilancio delle economie. Ritorna quindi sulla crisi: ” Viviamo in tempi non ordinari, ma in tempi straordinari. Non è più un problema di crescere dello 0,3 o dello 0,2%. Questo tipo di modellini basati sulle previsioni di crescita dello zero virgola-qualcosa non funziona più. Così come tutto il set di strumenti finora applicati (da gente come Draghi o altri eurocrati  ndr) sulla crisi dei mercati“. “E’ come la penicillina nel 1945: oggi, dopo oltre mezzo secolo non è più un antibiotico efficace“. A chiudere l’intervento  poi un paragone con la crisi del ’29: ” Oggi tutto avviene fuori da ogni controllo. Nel ventinove i controlli non c’erano. Oggi ci sono, ma sono domestici, nazionali dunque insufficienti e inadeguati per fronteggiare i problemi sollevati dalla diffusione dei nuovi ‘strumenti finanziari’, come gli ‘equity found’ per i quali l’unica regola è non avere regole”.

Uno a zero e palla al centro. Prime parole da futuro ministro dunque per Giulio Tremonti, primi attacchi all’eurocrazia benpensante di Draghi&Co. Nell’attesa che alle parole seguano i fatti, cominciamo ad apprezzare i primi segnali di un cambio di rotta al timone dell’economia. Non sarà una rivoluzione, ma è già un primo passo avanti. Di questi tempi, preferisco accontentarmi.

Chi ben comincia è a metà dell’opera.

 Alessandro

Fonte:Ansa

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