Cascasse il Mondo | Giornale Online


Breve riflessione sulle elezioni
17 aprile, 2008, 12:50 am
Filed under: Tempi moderni

 

Politica non è partito e partito non è politica. E’ sicuramente uno dei tanti “mezzi” pratici attraverso il quale attuare l’azione in tutta la sua concretezza. Preso atto della scelta di obiettivo da perseguire, resta la scelta del “mezzo” con cui attuarlo. Di fatto il partito, o meglio la scelta del partito, (cui si fa riferimento, a cui si da completa adesione attraverso una militanza più o meno impegnata piuttosto che una semplice vicinanza ideologica), diviene semplicemente la scelta strategica per ottenere risultati concreti che siano sintesi efficiente del proprio impegno quotidiano.

Resta da chiedersi perciò cosa si voglia dalla politica e cosa si voglia fare quando si sceglie di avvicinarsi alla militanza pratica. Far politica è solo amministrare? Fare politica è solo portare determinate visioni ideali all’interno delle istituzioni? Fare politica è solo risolvere i problemi della gente? Fare politica è cercare di cambiare il mondo (o semplicemente la propria città)? Fare politica è conservare la propria coerenza e integrità morale? È rappresentare le istanze di gruppi sociali, economici, o settoriali? Ho scritto le prime che mi venivano in mente, ce ne sarebbero tante altre da scrivere. Non ho la presunzione di essere io a dire cos’è “fare politica”.

Credo, magari a torto, che la visione della politica dipenda dalla personale percezione di ciascuno di noi. Percezione che spesso trova unità di intenti e affinità tra persone che si rivedono in un comune obiettivo e in battaglie comuni. Battaglie che nascono a volte all’unisono, grazie ad una medesima visione della vita, altre volte frutto di dibattiti, confronti, pluralità di opinioni e idee. Battaglie che divengono comunque sintesi di un gruppo organico. Battaglie che devono diventare proposte prima, Azione poi. Battaglie che devono diventare Obiettivi.

Lo scenario politico all’indomani delle elezioni ci regala di fatto uno scenario estremamente semplificato che vedrà per la prima volta nella storia della “democrazia” italiana soltanto due gruppi parlamentari, tre se consideriamo l’incognita Udc. Un bene? Un male? Lascio al lettore la scelta, preferisco non entrare nella polemica nata dall’evolversi del sistema politico di questi mesi. Questo articolo viene scritto con altre motivazioni. Vuole essere motivo di riflessione, di critica, di autocritica e di stimolo.

Messe le polemiche da parte perciò, resta soltanto la voglia di prendere atto che con questo sistema oggi dobbiamo confrontarci. Ci piaccia o meno le alternative partitiche “parlamentari” italiane sono due. Si chiamano “partito democratico” e “popolo delle libertà“, sempre che non si ritenga l’adesione all’Udc una seria strategia per rendere il proprio cammino politico degno di nota. Su questo dobbiamo oggi riflettere. Tutti noi, militanti politici, simpatizzanti più o meno attivi, semplici elettori o semplici cittadini disillusi. Tutti noi, e con tutti noi intendo chi ha voglia di fare politica, sia essa partecipativa o meno. A meno che non si voglia restare inerti a guardare.

Resta perciò da fare una serie di valutazioni. Parlo di strategie. Se si ritiene il partito l’unico mezzo capace di attuare al meglio l’azione, è necessario fare una scelta di parte. Schierarsi con questo o con quello. Scegliere tra un partito enorme multiforme e multicolore, dotato di rappresentanza parlamentare, scegliere l’adesione ad un partito extraparlamentare, oppure scegliere di fare politica al di fuori dei partiti o comunque appoggiandosi ad essi.

Così come non ho la presunzione di dare una definizione di Politica universalmente condivisa, forse anche a causa di un mio personale limite di visione “oggettiva”, non ho altresì la presunzione di voler dare al lettore indicazioni su quale sia la strada migliore da percorrere. Preso atto del sistema politico-partitico post-elettorale con cui ci dobbiamo oggi confrontare credo che ciò che conti davvero sia il mantenimento dell’obiettivo da perseguire. Quello nasce, cresce organicamente e va attuato a prescindere dalla strategia scelta per attuarlo.

Non importa il come, non importano i “se” o i “ma”. L’importante è Agire.

Alessandro

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