Cascasse il Mondo | Giornale Online


Governo del popolo
12 aprile, 2008, 5:03 pm
Filed under: Tempi moderni

Alzi la mano chi non sa cosa sia la democrazia. E come non saperlo, è la parola più gettonata del mondo. Tutti i politici ne parlano, tutti i giornalisti se ne riempiono le tasche, fanno a gara per chi la pronuncia più spesso, specialmente in periodo elettorale. Guai a non dirla almeno una volta in un discorso pubblico! Democrazia è l’unico obbligo del mondo occidentale, potete essere quello che volete, ladri, stupratori, mafiosi, zingari che asfaltano bambini (ops scusate, di etnia Rom!!) purchè siate e vi definiate orgogliosamente democratici! 

La democrazia conta più del pane e del lavoro! Cosa importa se il mondo occidentale navighi nella più grande recessione economica dal ‘29 ad oggi? cosa importa se muoiono gli operai della Thyssen? Davvero vi turba se oltre 20 milioni di Italiani sono sulla soglia della povertà e tutti i giovani sono privati della certezza di costruire il proprio futuro? Ma come! Siete liberi! Siete in democrazia! La migliore forma di governo possibile!

Come faccio a dire che è la migliore? Andiamo! Deve esserlo per forza, se ogni volta viene esportata a suon di bombe per liberare il resto del mondo oppresso dal male assoluto, dai tiranni, vere incarnazioni del diavolo.  Ma siamo sicuri di tutto questo?  Siamo sicuri che quella che riempie la bocca del mondo benpensante sia davvero democrazia?

Ora cerco un po’ di capire cos’è questa nostra Democrazia.

Termine che deriva dal greco “Demos” (popolo) e “Kratos” (Governo), significa letteralmente Governo del Popolo. Una gran bella parola inventata millenni fa dai greci che ne sperimentarono le prime forme di applicazione pratica, attraverso assemblee preposte che legiferavano su temi più o meno importanti per la vite delle allora città-stato. Peccato che a tale esercizio di voto non partecipassero le donne e che esistesse la schiavitù! Bel governo del popolo!

Certamente mi si può dire che quella è stata una forma arcaica, che la vera democrazia è quella attuale, figlia dell’illuminismo giacobino imposto a suon di ghigliottina. Si è evoluta, è passata dalla forma diretta a quella rappresentativa, ossia manifestata tramite “crocetta sulla scheda”. In linea di principio perciò tutti possono scegliere il proprio rappresentante, e votarlo con una bella matita. Ci siamo! Ora si. Tutti quanti possiamo mettere la nostra croce. Siamo in Democrazia!

Ho parecchi dubbi anche su questo mi spiace. E non perché sia un nemico della libertà, come subito i puritani benpensanti mi additeranno. L’unica croce che abbiamo al momento è quella che ci trasciniamo dietro nel nostro vivere quotidiano. Ma guardiamo lo scenario politico nostrano. Siamo liberissimi di poter votare, questo non lo nego, ma il sistema rappresentativo non fa altro che alimentare la logica delle fazioni contrapposte (ora si avviano a diventare solamente due), che vedono il vincitore fare gli interessi del gruppo economico, del ceto sociale, del banchiere di turno che l’hanno portato alla vittoria.

Chi vince insomma non tutela l’interesse della nazione intera, ma soltanto parte di essa. La parte che teoricamente rappresenta. Con questo sistema poi, che affida il 55% dei seggi al partito che ha preso un solo voto in più degli altri, paradossalemnte, un partito che prende il 30% dei voti si ritroverebbe a governare. Di fatto viene a mancare il principio cardine di quella che dovrebbe essere la caratteristica principale della nostra democrazia. La rappresentatività popolare.

Eccoci qua quindi. Belli liberi e contenti. Liberi di eleggere la casta (parola che odio ma almeno capirete di cosa parlo) e di farla arricchire mentre litighiamo su “dico”, “pacs” e partite di calcio. Per carità. Ora però è facile criticare qualcosa senza proporre valide alternative. Ne esistono? Un cambio radicale del nostro sistema politico è impensabile. Solo una rivoluzione potrebbe farlo, ma le rivoluzioni sono movimenti di giovinezza popolare. Oggi scarseggiano sia i giovani, che la volontà di cambiare il proprio destino. Inoltre si cerca di uccidere le ideologie, con i partiti “radicali” di destra e sinistra strozzati dalle soglie di sbarramento elettorali e l’emarginazione mediatica.  

Come fare allora? Proviamo a fare qualche proposta: ridurre il numero dei nostri cari (letteralmente) rappresentanti e imporre la non rieleggibilità dopo più di due mandati. Se non altro si avrebbe un ricambio generazionale e si limiterebbero logiche clientelari. Eliminare le province sarebbe altresì un passo gigante, in certe zone son diventati veri e propri feudi, governati da signorotti locali che definire mafiosi sarebbe riduttivo. E poi perché no? Vincolare gli “eletti” al proprio programma elettorale. Si faccia quel che si promette!

Al momento mi basterebbe, credeteci, soltanto che smettessero di chiamarla democrazia, perché tale non è. La si chiami Oligarchia (governo dei pochi), in tempi non troppo remoti fu chiamata Plutocrazia (governo dei ricchi) che le si addice pure meglio. Ma ripeto, a criticare il pensare comune si viene spesso messi alla gogna. Me ne frego. Cerco di dire le cose come stanno.

Dopotutto Democrazia vuol dire anche libertà d’opinione e di pensiero. Così dicono.

 

 

Alessandro

 

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