Cascasse il Mondo | Giornale Online


Rivogliamo l’università!
12 aprile, 2008, 3:38 pm
Filed under: Università

 Il mondo universitario è alla deriva. Il valore della laurea diminuisce anno dopo anno in un sistema che non garantisce alcuna prospettiva lavorativa ai giovani neolaureati. Ma perché lamentarsi? La sinistra sessantottina ci ha regalato l’università che voleva! Un’università di massa, priva delle più basilari caratteristiche qualitative, che finalmente ha annullato le differenze tra gli studenti. Tutti uguali! Tutti omologati! Tutti Disoccupati.

È la triste realtà di oggi. Guardiamoci in faccia. Al titolare di un’impresa poco importa di che voti hai preso all’esame e con quanto ti sei laureato. Se ne frega del tuo master e delle ore di sacrifici. Vuole esperienze lavorative, chiede persone capaci di fare un mestiere, semplici attitudini professionali. Ma per uno studente è impossibile avere esperienze lavorative! Se escludiamo lavoretti part-time indispensabili per pagarsi gli affitti, le tasse, l’abbonamento ai servizi di trasporto pubblico, (non sono comunque quelle le esperienze richieste) riuscire a restare in corso e lavorare contemporaneamente è praticamente un miracolo. Sicuramente le imprese non sono stimolate ad assumere dei neolaureati privi di qualunque capacità pratica. Bravissimi, preparatissimi, ma non in grado di lavorare. Ecco allora la consueta proposta che ogni ragazzo fresco di festa di laurea si sente dire. Assunzioni in prova, tirocini, maturare esperienza bla bla bla… Li chiamino pure come vogliono. Si tratta quasi sempre di assunzioni a tempo determinato prive di stipendio, magari con qualche rimborso spesa. Sfruttamento insomma.

 Qualcuno potrebbe obiettare: ti obbliga qualcuno a studiare? Cercati un lavoro! Facile a dirsi, trovamelo tu allora! E trovami anche una stanza in affitto sotto i 170 euro. La sensazione è che molti ragazzi, nonostante la poca voglia di studiare, preferiscano parcheggiarsi qualche anno all’università piuttosto che affrontare un mondo di precariato e usura legalizzata. Ed eccoci qua: un’università ridicolizzata dalle bassissime percentuali di interazione con il mondo del lavoro. Un’università umiliata dalla presenza di vegliardi professori che mantengono la cattedra da millenni, per poi cederla a figli o comunque consanguinei. Tutto questo a fronte di un’impennata nelle iscrizioni, le matricole crescono anno dopo anno.

 È  la legge della domanda e dell’offerta, che ci insegnano come fosse l’unica religione da non rinnegare: tantissima offerta di laureati, pochissima domande d’assunzione. Il risultato? Dopo il tuo bel diploma scopri che anche la laurea è tremendamente simile ai rotoloni regina, la puoi usare per lo stesso motivo ed è lunga (nel senso di anni sofferti per conseguirla) forse anche di più.

È ora di dare una cambiata a tutto questo. Noi di azione universitaria non chiediamo lo luna. Vogliamo che venga restituito alla laurea il valore che si merita. Desideriamo che lo studente che festeggi la laurea lo faccia sapendo che ha iniziato un cammino per il proprio futuro. Come fare?

Permettere alle imprese di collaborare con le università, agevolandone l’ingresso nel mondo accademico. Si concedano degli sgravi fiscali a tutte le imprese che decidono di investire negli atenei. Si crei un percorso didattico-formativo che tenga conto delle richieste anche delle imprese, una laurea che crei uomini, non automi, con capacità professionali non solo teoriche. Vogliamo l’istituzione di protocolli che prevedano che tutte le aziende che traggono beneficio dagli sgravi fiscali concessi si impegnino realmente poi ad assumere neolaureati.

 Ci aspettiamo una tutela dei nostri titoli di studio. Chi fatica 5 anni per laurearsi (se gli va bene, sempre che non incontri corsi privi di appelli o esami di “Tecnica Bancaria” di turno) non può essere assunto senza alcuno stipendio con la scusa dell’apprendistato. Vogliamo perciò una legge quadro che preveda l’obbligo remunerativo anche per tirocini, praticantati, stage o altre forme di sfruttamento simili.

Infine, e credeteci sarebbe già una vittoria enorme, chiediamo che vengano previsti dei criteri di meritocrazia nella carriera dei professori. Vogliamo che ci siano dei concorsi limpidi, trasparenti, che siano garanzia per tutti gli studenti, basati su criteri di professionalità. Basta, lo gridiamo forte, basta con i baronati ed i potentati. Le cattedre non sono titoli nobiliari trasmissibili per via ereditiera.

 Esistono università gestite da marito moglie e figli. A Cagliari esiste un rettore che è seduto sul suo trono da ben 18 anni. Diciotto! A norma di statuto il mandato dure tre anni ed è rinnovabile per quattro volte, ma già questi rinnovi capite bene che sono casi eccezionali. Non il suo! Lui può stare un carica quanto vuole. In barba allo statuto. Forse non ha ancora concepito il figlio maschio, legittimo erede al trono del baronato cagliaritano.

 Avesse qualche merito almeno. Certo che ce l’ha! Buchi di bilancio con conseguente aumento delle tasse per ben 4 milioni di euro. Nonostante l’iniezione di contante da parte della Regione. Non sono bastati per risanare le casse dissanguate dalla cittadella universitaria. Nel mentre gli studenti del polo giuridico economico si trovano con un numero sempre maggiore di iscrizioni annue, sempre meno servizi e più tagli del personale (portinerie, servizi bibliotecari).

E allora basta con tutto ciò! Siamo stufi di accontentarci. Crediamo di avere diritto al nostro futuro. Non chiediamo l’impossibile. Proponiamo solo ciò che è palesemente necessario ma che sino ad oggi non è stato affrontato. Basta con le lauree prive di valore. Creiamo un filo conduttore che leghi imprese e università. Tuteliamo tirocinanti e lavoratori precari. E per concludere basta con l’università di massa sessantottarda, si tenga conto della meritocrazia sia tra gli studenti che tra i docenti.

Non si può cambiare il futuro se non si cambia il presente!

 Azione Universitaria Caravella

 

 

 

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