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Se l’avete, ve l’ha portato un camion!
26 marzo, 2008, 3:33 pm
Filed under: Tempi moderni

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Il titolo di questo articolo non è una creazione dell’autore, è tratto da un opuscolo promozionale della campagna autotrasporti Tesco. Sembra opportuno legarlo a ciò che è successo recentemente nel nostro Paese per analizzare lo stato delle cose, seguendo ovviamente prospettive controinformative non contemplate dalla stampa comune.
Accadeva solo pochi mesi fa:
L’Italia bloccata dallo sciopero generale dei trasporti. I Tir che si fermano in blocco gettano nel panico un intero paese: niente benzina, niente consegne e nessun genere alimentare a disposizione per i prossimi giorni: interi supermercati brancolano nel buio in attesa di rifornimenti; benzinai che letteralmente sono presi d’assalto da parte di automobilisti inferociti; fabbriche incapaci di produrre perché in attesa delle dovute consegne.
Insomma, mancano i trasporti e si rischia la paralisi. Ma se le conseguenze di questo blocco erano effettivamente inevitabili e prevedibili nel campo industriale, genera non poche perplessità la paralisi del sistema alimentare. 
Ma come? Ci viene costantemente ripetuto da parte dei media che viviamo nel migliore dei mondi possibili, che viaggiamo speditamente verso il paradiso della tecnologia al nostro servizio, che la nostra economia su scala globale ci condurrà a poter godere dei migliori frutti prodotti in tutte le parti del mondo ed è sufficiente che i camionisti si fermino per uno sciopero e non si riesce più a fare la spesa?
La Coldiretti dichiara al Corriere della sera: “dai mercati all’ingrosso più importanti non sono partite forniture per i supermercati. Allarme rosso anche da Federalimentare: per le aziende del settore il fermo si produrrà in una perdita secca di 210 milioni di euro al giorno in un periodo nevralgico come quello natalizio” .
Qualcosa non torna. Le radio e la televisione trasmettono interviste di casalinghe preoccupate all’uscita del supermercato, cui fanno eco le dichiarazioni – quasi da stato di guerra  – dei direttori dei market in preda al panico per le scorte che volgono al termine. Uno di questi signori dichiara a Radio uno: “ avremo scorte solo per altri due giorni”. Ma siamo in guerra?
No, non siamo in guerra, non è ancora arrivata la croce rossa, ma come scrive Steven Gorelick: “ […] le economie su larga scala, dipendono dalle infrastrutture adatte alla grandezza della scala. […] Un recente studio in Germania ha rivelato che gli ingredienti di un vasetto di yogurt provengono da quattro Paesi diversi e hanno viaggiato per mille chilometri. E’ evidente che, per le popolazioni di questi Paesi,  il cibo, il bisogno quotidiano primario, non dipende dalla loro economia locale ma da un’economia geograficamente molto estesa che sta assumendo dimensioni sempre più internazionali” .
Emerge chiaramente quanto paradossale sia la situazione di un Paese che fa parte del mondo occidentale, peraltro con orgoglio come succede all’Italia.
Si è incapaci di gestirsi autonomamente, in assenza dei supporti provenienti dalla grande scala intere comunità sono destabilizzate a causa di un blocco dei trasporti.
La deduzione che può saltare fuori è che i trasporti sono l’unica risorsa capace di far muovere uno Stato, non ci riferiamo solo alla mobilità economica, ma anche e soprattutto alla qualità della vita che – a giudicare dalla situazione – viene compromessa parecchio.
Abbiamo già detto di quanto importante sia il discorso legato alla delocalizzazione dei fabbisogni della comunità, ma discorsi di questo genere possono trovare l’opportuna risonanza solo di fronte ad interlocutori che abbiano a cuore una totale riconsiderazione del panorama sociale ed economico che permea l’occidente.
Come si può ragionare su queste basi davanti a scene da isterismo come quelle che giungono dai distributori di benzina di tutta Italia? Si arriva addirittura a farli presidiare dalle forze dell’ordine! Senza citare le crisi di panico che attanagliano il popolo dei consumatori ogni qualvolta si accenni ad un controllo dei consumi di energia elettrica in vista delle stagioni più calde.
La responsabilità non può essere attribuita esclusivamente alle grandi compagnie, non solo ai governi dei maggiori Paesi industrializzati. I primi responsabili sono i cittadini di questi Paesi, incapaci di esistere se privati delle loro comodità globalizzate.
E allora a questi cittadini la migliore delle risposte l’ha fornita una signora di Roma che – intervistata al mercato sulla faccenda del blocco dei Tir – risponde: “Io dello sciopero me ne frego, io c’ho l’orto mio e posso campà!”.
Ma oggi trionfa il globale, la signora di Roma non sa di essere fuori dai giochi, fuori dal mondo, per qualcuno anche fuori di testa. Quanto staremmo bene se al posto di centinaia di istituti di credito e di banche ci fosse qualche orto in più.

Carlo

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