Cascasse il Mondo | Giornale Online


Generazione fuori di casa
26 marzo, 2008, 3:36 pm
Filed under: Senza Categoria

Quando si parla di emergenza abitativa, di solito ci si ferma a considerare soltanto il problema delle famiglie “senzatetto”; a ben vedere, l’emergenza non riguarda solamente i “senzatetto” e nemmeno chi si trova al di sotto della soglia di povertà. L’emergenza abitativa è diffusa quanto lo è la percezione di insicurezza della propria vita, presente e futura.
Del resto, la casa, come il lavoro, è imprescindibilmente legata alla condizione di precarietà in cui si trovano soprattutto le giovani generazioni: il sacrosanto desiderio di emanciparsi dalla famiglia d’origine per costruirne una propria soccombe di fronte alla prospettiva di un lavoro precario e di una casa inaccessibile.
Ma in questa generazione, sprezzamente definita dal banchiere Padoa-Schioppa come di “bamboccioni”, non manca chi ad una casa propria – per sé o per la sua famiglia – non è disposto a rinunciare. Ciò che in una società civile è l’accesso a un diritto elementare, qui diventa un atto di coraggio. Chi si appresta ad acquistare una casa, si espone al rischio di un fallimento che non ha soltanto portata patrimoniale ma anche esistenziale.
Per chi acquista una casa, la fonte del rischio è rappresentata dal mutuo (con il mutuo, una banca presta un certo quantitativo di denaro  che deve essere restituito in un determinato lasso di tempo, insieme agli  interessi maturati su quel denaro in base ad un tasso  d’interesse). Il mutuo è un po’ come quegli interminabili videogiochi di ruolo: sai quando inizia; non sai quando finisce. Nel frattempo, la tua vita è scandita da continue privazioni.
Non diversamente accade per chi sceglie di affittare una casa: come i prezzi degli immobili anche i canoni di locazione seguono le leggi del mercato, diventando inaccessibili come e quanto i prezzi degli immobili. Una sorta di mutuo senza interessi in cui alla banca si sostituisce il locatore.
In presenza di determinati requisiti – e questa, forse, è l’ipotesi meno rischiosa – è poi possibile accedere alle graduatorie per l’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica, quelli che vengono chiamati comunemente “case popolari”. Le case popolari  sono immobili di proprietà di enti pubblici (Stato, Regioni, enti locali o enti pubblici economici), dati in gestione ad enti strumentali e che vengono assegnati secondo un sistema di bandi e graduatorie. Lo schema è identico a quello dell’affitto: l’assegnatario corrisponde un canone mensile, di entità inferiore rispetto a quello di mercato, all’ente gestore. Data la scarsa disponibilità di alloggi popolari, è più facile vincere al Lotto e comprarsi una casa che vedersi assegnato un alloggio popolare.
Come si evince dalle tre situazioni qui considerate, il problema della casa è essenzialmente un problema di prezzi troppo elevati e di mancanza di offerta, sia da parte di soggetti pubblici che di soggetti privati.
La politica ha fornito soluzioni diverse. La sinistra si è fatta alfiere di un generico diritto all’abitazione: non importa se di proprietà o se in affitto, se ottenuta con mezzi legali oppure no, l’importante era che tutti avessero una casa; in alcuni casi, si è anche resa complice del sistema, arrivando a prevedere contributi, peraltro irrisori, a sostegno degli affitti. Insomma, inducevano i cittadini a entrare nella spirale perversa degli affitti, poi li abbandonavano a sé stessi.  
A destra, la rivoluzione, culturale prima ancora che politica, è stata il passaggio dall’idea dello Stato garante del diritto alla casa all’idea dello Stato garante del diritto alla proprietà della casa. 
Azione Casa è il progetto attraverso il quale Azione Giovani vuole affermare il diritto alla proprietà della casa. Il nucleo centrale del progetto riguarda le case popolari. Il canone versato mensilmente a titolo di affitto, commisurato al reddito del nucleo familiare, sarà destinato al riscatto dell’immobile. Una volta raggiunto l’intero valore (reale e non di mercato) dell’immobile, l’assegnatario ne diverrà proprietario. Parallelamente, le facoltà universitarie di Ingegneria e Architettura, attraverso un concorso, selezioneranno i migliori progetti degli studenti per la costruzione di nuove case popolari. I proventi del riscatto delle case popolari già esistenti saranno impiegati per la costruzione delle nuove case, che saranno riscattate secondo il medesimo sistema. È fatto divieto ai neoproprietari di affittare o alienare l’immobile; nel caso in cui l’assegnatario perda il lavoro e quindi non produca più reddito, il meccanismo del riscatto si ferma per riprendere quando questo troverà un nuovo lavoro; nelle graduatorie, sarà data precedenza alle famiglie in possesso di un provvedimento esecutivo di sfratto e, nella misura in cui ciò sia compatibile con le normative nazionali e comunitarie, alle famiglie italiane; perderà il diritto di proprietà chi  tradirà lo spirito sociale dell’iniziativa o porrà in essere comportamenti scorretti in sede di richiesta di assegnazione o di calcolo del reddito. A corollario della proposta, si prevede anche per chi è sprovvisto dei requisiti richiesti per l’assegnazione delle case in riscatto, la possibilità di accedere ad un mutuo a tasso zero per i primi cinque anni e a tasso agevolato per i successivi.
Chi oggi pensa che non avrà mai una casa, si metta in testa che senza mutuo e senza affitto si può. Il futuro della nostra generazione passa anche da qui, dall’uscio di una casa di proprietà.

Giulio

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