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La politica al servizio del cittadino, nel quotidiano, nelle piccole cose che ci circondano. Il primo gradino della militanza politica è la battaglia più piccola, che può sembrare la più insignificante, ma che in realtà, è fondamentale e ogni giorno più preoccupante. Presenza nelle strade, nei quartieri, tra la gente. In questo caso anche nei parcheggi.
Cagliari è una città con un volume di traffico enormemente elevato, la circolazione dei veicoli per le sue strade arriva a livelli talvolta drammatici. Traffico, caos e relativo nervosismo. Il cittadino medio al volante si trasforma, è come andare in guerra, una volta acceso il motore e messa la cintura si deve andare in battaglia! Si sa già che quando si raggiungerà la meta, arriverà il problema quotidiano, il dramma che tutti vorrebbero evitare: la ricerca del parcheggio.
L’estenuante ricerca di un parcheggio libero nella nostra città si conclude con il consueto incontro con il “parcheggiatore abusivo“. In pochi anni i parcheggiatori sono passati da poche unità ad un numero esageratamente sproporzionato rispetto alle aree di sosta disponibili. In certe zone l’auto viene accerchiata da diversi elementi, mentre decine di altri “parcheggiatori abusivi” presidiano l’intero isolato. Il risultato? Sfuggire alla richiesta del solito fazzolettino, accendino, copri-cruscotto e via dicendo è praticamente impossibile. Spesso si è di fretta, basti pensare a parcheggi vicini ad uffici pubblici, poste, ospedali. Le persone non hanno il tempo di contrattare per un fazzoletto e pur di liberarsi del fastidio comprano la prima cosa che gli capita. Non fumatori con macchine ricolme di accendini, scorta annuale di fazzoletti, tre o quattro “parasole” in macchina. Niente di strano se, un giorno, si vedrà qualche automobilista rivendere gli accendini, preso dalla disperazione.
Il solito moralizzatore benpensante e tollerante dirà che sono disperati e che un euro non costa nulla, anzi è beneficenza. Pagare un euro (se va bene) ogni volta che si parcheggia, di solito anche due o tre volte al giorno (tutti i giorni) non è beneficenza: è costrizione! Si è costretti perché si teme per la propria macchina e, ancora peggio, si teme per la propria persona. Non sono rari, infatti, i casi di molestie. Donne e anziani sono i soggetti più colpiti. Ma anche persone che solitamente sono sole, poco potrebbero fare contro dozzine di individui poco rassicuranti che presidiano illegalmente, le aree di parcheggio cittadine.
Senza contare poi, che il cittadino medio deve anche pagare il parcheggio, perché si trova nelle strisce blu. Ci troviamo perciò di fronte ad un doppio pedaggio. Si paga il comune da un lato e dall’altro “l’associazione parcheggiatori abusivi“. Questa situazione, sino ad oggi tollerata, non può e non deve andare avanti. Un cittadino non deve essere costretto a “pagare il pizzo” per la sicurezza della propria auto, con la beffa aggiuntiva poi di dover pagare la quota anche al comune.
Gli stessi individui che invadono i parcheggi li si può facilmente ritrovare nelle strade del centro, dove, di fronte alle vetrine dei negozi (che pagano affitto, tasse, luce e spese varie) vendono illegalmente merce contraffatta (borsette, capi d’abbigliamento, cd-dvd piratati) sotto il naso della polizia. Passi uno, passi due ma quando l’intero centro (si pensi a piazza Yenne e a largo Carlo Felice) è letteralmente invaso da soggetti che vivono ed operano al di sopra della legge, si capisce bene che la situazione non può più essere tollerata.
Per questo Azione Giovani ha iniziato una battaglia per restituire ai cittadini di Cagliari la libertà e la sicurezza di poter parcheggiare senza il pensiero per la propria incolumità fisica e quella del proprio autoveicolo. Per questo scendiamo in campo per chiedere il rispetto delle leggi da parte di chi non le rispetta, in nome della solita impunità e della solita tolleranza che alimenta le file dei soliti moralizzatori benpensanti, che poi, quando toccati sul personale, sono i primi a gridare allo scandalo e a chiedere giustizia.
Per questo Azione Giovani ha studiato e lanciato una petizione popolare che permetta alla cittadinanza di sottoporre il problema alle istituzioni, indirizzandola al Sindaco di Cagliari e al Questore affinché mettano fine a questo problema, ripristinando la legalità nelle aree di sosta e delle zone commerciali-turistiche del centro. La raccolta firme è già partita e ci vedrà in questi giorni presenti per le strade del centro a contatto con il cittadino, per renderlo partecipe attivamente dell’azione politica.
È possibile inoltre firmare la petizione anche in rete al sito: http://www.firmiamo.it/controiparcheggiatoriabusiviacagliari.
Basta perbenismo! Basta tolleranza. Politica al servizio del cittadino.
Azione Giovani
“Comunità Militante Caravella“
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Qualche giorno fa, l’Agenzia delle Entrate ha deciso di pubblicare online le dichiarazioni dei redditi degli italiani. Non appena si è diffusa la notizia e fino all’intervento del Garante della Privacy che ha disposto l’oscurazione delle pagine web, il sito dell’Agenzia è stato preso d’assalto dai cibernauti. Nel mentre già infuriava la polemica sulla legittimità o meno di rendere accessibili al pubblico quei dati. Comunque la si pensi, la pubblicazione di dati personali senza il consenso dell’interessato costituisce violazione della normativa sulla privacy ed espone chi vi si sottrae al risarcimento del danno arrecato. In questo caso il danno è anche più grave perché, nonostante l’intervento del Garante, le dichiarazioni dei redditi continuano tuttora a circolare in rete attraverso sistemi “peer to peer” (eMule).
Tra le prese di posizione a favore della pubblicazione online dei redditi, merita di essere riportata quella resa da Marco Travaglio durante l’ultima puntata di Annozero. “Così - affermava il giornalista – il dipendente pubblico che dichiara 15,000 euro l’anno potrà fare una faccia torva al gioielliere vicino di casa che ne dichiara soltanto 3,000“.
Non si capisce ancora per quale motivo e in ossequio a quale principio l’Agenzia delle Entrate abbia disposto la pubblicazione ma certamente non era nelle sue intenzioni – e se lo era si tratta di un fatto gravissimo – mettere in moto il meccanismo che si augura Travaglio. Perché assecondare istinti così bassi è quasi peggio di evadere le tasse. È contro ogni logica e ogni morale legittimare e favorire atteggiamenti di questo tipo o investire il cittadino di una funzione moralizzatrice a cui non è tenuto e di cui semmai è titolare unicamente lo Stato. Che più che permettere al cittadino di controllare quanto guadagna il vicino di casa, dovrebbe provvedere a che l’evasore non evada più, ristabilendo soprattutto un rapporto di fiducia con il contribuente, riducendo sì la pressione fiscale ma anche corrispondendo servizi adeguati in rapporto alle tasse versate.
I moralizzatori se ne devono rimanere a casa, specie se a muoverli verso così ignobili intenti è questa antipatica lotta di classe di ritorno, mista alla morbosa perversione, tutta italiana, di andare a spulciare le dichiarazioni dei redditi dei vicini. Peggio del moralizzatore c’è infatti solo il moralizzatore guardone. E se poi il dipendente di Travaglio oltre al gioielliere scopre che anche l’edicolante, il commerciante e l’avvocato dichiarano meno di quanto guadagnano? Facce torve anche a loro e poi a casa, appagati o magari devastati dal desiderio inconfessato di emularli.
Per cui se mai vi dovesse venire voglia di fare facce torve agli evasori, prima di piazzarvi di fronte a casa del vicino, andate da Travaglio e sputategli in un occhio!
Giulio